13 agosto 2008

Lingua anglica.

Lingua anglica.
§ Non so dove l'ho letta o da chi abbia sentita una sentenza che si articola così:
Lingua anglica - lingua avium.
Lingua gallica - lingua hominum.
Lingua italica - lingua angelorum.
Forse è pretenzioso definire l'Italiano lingua degli angeli, più accordabile che il Francese sia una lingua molto rispondente ad una comunicazione umana: quanto all'Inglese,
definito lingua degli uccelli, l'attribuizione non è così dispregiativa come uno poteva pensare.
I vocaboli di origine sassone non tendono a pronunciarsi come monosillabi? Proprio come fanno
molti uccelli a cominciare dai passerotti e delle rondini. Ci sono poi le parole di origine latina. Le vocali diventono multiple rispetto al Francese e all'Italiano. Quanto alle consonanti, è tutto un glissare di suoni che raggiungono un magico effetto, inarrivabile in altre lingue. Questo io ho scoperto: se si parla di timbro e di suoni, l'usignolo canta in Inglese. E' questa la lingua la più adattaa rendere la voce degli uccelli.
§ Lingua Domini. Posso affermare che i Vescovi che si sono succeduti in questa diocesi hanno condiviso con me un vivace interesse per le curiosità filologiche. Quando riportai la sentenza
a Paolo Ghizzoni, lui mi disse: 'Forse manca qualcosa; bisognerebbe aggiungere: lingua latina -lingua Domini.' Supremo! Il latino, con quella vocale dominante che è la u ( la più armonica secondo il Tommaseo ), con quelle consonanti finali che prulungano l'effetto sonoro delle vocali, è davvero una lingua celeste. Chi ha ascoltato un introito pronunciato, non da un prete tedesco, ma da uno Spagnolo o da un Italiano, lo sa che questa lingua è la meglio per parlare con Dio.

07 agosto 2008

AMICI CON LE ALI

§ Amici con le ali. Al mio ritorno da Fucecchio mi stanno dando un po' di conforto diversi volatili che sembrano avvicinarsi sempre più alla canonica. Due merli che balzano sul terrapieno in prossimità del ciliegio. una coppia di ghiandaie che di primo mattino svolazzano intorno mandando un versaccio quasi irridente: hanno un becco che sembra piuttosto un artiglio; è un artiglio che si apre e ghermisce i frutti dell'unico susino che ho qui nell'orto; le susine che non mangiano, le fanno cadere a terra. Mi hanno sorpreso i piccioni chiazzati di rosso che vengono a bere alla cisterna che si trova ad est della foresteria. Si sono aggiunti ai colombi terrini che per mia disperazione hanno trovato albergo a cinque stelle nel mio campanile
Anche fuori orario si fa sentire l'usignolo. Giovanni Papini ne dice male di questo 'tenorino'; ma ricordo che nel mio primo ginnasio il professore ci fece imparare a mente un magistrale brano di Gabriele d'Annunzio sul canto dell'usignolo. L'usignolo cantava; dapprima fu come uno scoppio di giubilo melodioso.... A mia volta lo feci imparare ai miei alunni insieme alla 'Fontana' dello stesso autore. Credo che mi maledicessero un po': ma io lo facevo a fin di bene: non per imporre uno stile di scrittura, ma per proporre una specie di esercitazione sul modo di modulare il linguaggio nell'impiego di appropiati vocaboli e questo secondo il canone dell'eleganza che io esprimerei proprio così: la varietà nell'unità e l'unità nella varietà.

02 agosto 2008

GIORNALE E MEMORIA

§ Il modo più sicuro per rendersi antipatico,io te lo insegno. Se ti dimostri ambizioso,
presentuoso o, semplicemente, vanesio, non ci sarà persona, amica o nemica che sia,
che possa accertarti. In questo momento vado incontro proprio a questo rischio poichè dico che forse sto inaugurando un nuovo genere letterario. Giornale vuol dire diario e riguarda la cronaca: è l'onda che batte nel nostro presente . Memoria è la risacca del passato, l'onda che ritorna verso di te prima di riallontanarsi ancora da te;non la puoi trattenere, neppure con lo sguardo; anzi c'é pericolo che ti trascini con sé perché non percuote, ma attira. Ebbene, ecco dove sta la mia presunzione, il mio giornale volge al passato: partendo da ora, parla dell'allora; non è un diario e neppure
una memoria, ma tutte e due insieme.

§ E' ablativo che non mollerò la presa dal computer; i miei tre siti, che, da abate ,identifico con l'orticello, il parco e la foresta. proprio non posso trascurarli. Mi riprometto di far rifluire molti documenti, si chiamano prorio così, in questa opera che ormai considero una specie d'impresa. Quanto al mio blog, continuerò il discorsi
incominciati da tempo: L'ars dicendi et scribendi, l'ars gladiatoria e quello che mi preme di più: la logica classica. Ce la farò? Mi dichiaro: ho deciso di tornare a scrivere.
Sarò come quello scriba che trae dal suo scrigno cose nuove e cose vecchie. Farò come quella massaia del vangelo che spazza tutta la casa e, a costo di sporcarsi le mani, fruga tra la spazzatura in cerca della dramma perduta. Chi potrebbe vituperarla se quella piccola dramma
§ Margherite Yuorcenar negli appunti sulle Memorie di Adriano: Raramente un uomo d'azione scrive un diario; semmai, scrive delle memorie e, quando lo fa, stupisce.
Io vorrei aggiungere: E' ancora più raro che un uomo ozioso scriva delle memorie e quando dice di farlo sbalordisce. Al solo dirlo, sbalordisce.

GIORNALE E MEMORIA

30 luglio 2008

Giornale delle memorie

§ Ho avuto quello che i più considerano un non invidiabile privilegio: una vocazione mattuttina.
Giunto ormai alla soglia degli anni ottanta di mia vita terrena e di ritorno dall'ospedale dove ho deposto il sudario di quella che io non chiamerai neppure una malattia, mi sono ritrovato a percorrere, a ripercorrere sentieri che mi hanno portato fino a questo posto e fino a questo momento. Settentantanove anni! E' per per questo che ora vedo la mia ombra allungarsi prima di essere strappata, questo lo immagino, dai miei piedi. Mi sorprendo a guardare come si sta sempre più allungando la mia ombra.

Tutti mi dicono: scrivi!
§ Di ritorno dall'ospedale di Fucecchio dove quel Lunedì santo ero stato ricoverato per un tremendo infarto ed aver sostenuto un duello in cui ero ormai preparato e quasi disposto a soccombere, ricevetti in visite successive persone e amici, gente che voleva rivedere la faccia
e risentire la voce di chi aveva fatto un viaggio negli inferi senza ritornare da vincitore. Anche Giobbe, reclinato nel suo male, ebbe delle visite di persone che, però, proposero delle domande prorio a lui che, semmai, aveva delle interpellanze da rivolgere al suo Dio. Amici che mi dissero: Tu devi riprendere a scrivere! Lo dissero come se si fossero trovati d'accordo. Come per mettere a nudo la loro stessa curiosità, io domandai: Ma cosa devo scrivere? La risposta mi sembrò stupendamente bambinesca: La tua vita, tutta la tua vita.

26 aprile 2008

Quando la negazione equivale ad un'affermazione

Ad un tizio viene chiesto se ha un'idea di cosa sia un "luogo comune". Lui risponde semplicemente così: "Non ne ho la più pallida idea!".
Proprio negando una cosa, l'afferma; infatti, nel dire che non ha un vero concetto del "luogo comune", si esprime proprio con un luogo comune.
"Non ne ho la più pallida idea" è un'esemplificazione evidente di un luogo comune.

Vedi anche il post intitolato "Luoghi comuni", con alcune espressioni ricorrenti, cliccando qui.

02 aprile 2008

Quantificazione dei due termini della proposizione: soggetto e predicato.


Il soggetto è quantificato attraverso la sua stessa connotazione quantitativa: tutti gli uomini - qui abbiamo una quantificazione universale; lo stesso che tu dicessi ogni uomo, ciascun uomo ma anche in assoluto l'uomo. Dire che tutti gli uomini o ciascun uomo o anche semplicemente l'uomo è come dire tutti gli uomini. In questi casi il soggetto ha una estensione universale.
Ma possiamo ancora dire qualche uomo, alcuni uomini o degli uomini in cui "degli" è semplicemente un'espressione partitiva; in questo caso il soggetto ha una estensione particolare. Come abbiamo detto la proposizione ha due poli, soggetto e predicato. Si tratta ora di arrivare ad una quantificazione del predicato. Come si quantifica il predicato?

Si quantifica in base alla qualità della frase: se la proposizione è negativa, allora il predicato avrà una estensione universale; se la proposizione è affermativa, allora il predicato avrà una estensione particolare. Proviamo ora ad enunciare alcune proposizioni apponendo in via provvisoria delle sigle esplicative, tenendo presente che U vale per l'Universale e che I vale per il particolare.

Tutti i diamanti sono pietre. Proposizione in SU-PI: soggetto universale - predicato particolare

Qualche gemma non è una pietra. Proposizione in SI-PU: soggetto particolare - predicato universale.

Nessuna perla è una pietra. Proposizione in SU-PU: soggetto universale - predicato universale.

Qualche pietra è un diamante. Proposizione SI-PI: soggetto particolare - predicato particolare.

10 marzo 2008

Analisi di un enunciato. Il buio rende più fulgida la notte

Croce del Sud


Il buio rende più fulgida la notte. Accade questo accade, di sentire ripetere il lamento da parte di persone che esprimono pessimismo assoluto nella considerazione di ciò che succede o non succede: il mondo và male, tutto volge al peggio; Puoi fare un gesto di bontà: chi se ne accorge;
La verità e la stessa bontà non sono evidenziate di fronte all’enorme spettacolo dell’ errore e
della malvagità umana. Fare il bene ed annunziare la verità è perfettamente inutile in un mondo così.
Ma è proprio vero che le tenebre riescono a soffocare la luce? Nel prologo di San Giovanni si legge che le tenebre non riuscirono a soffocare la luce.
Ecco il significato della nostra affermazione: il buio evidenzia la luce; quanto più è buio tanto più rifulgono le stelle, in definitiva è proprio il buio ad evidenziare la luce. Una risposta ottimistica indirizzata a tutti coloro che lamentano il caos morale presente nel mondo.
E’ ancora vero che la musica risuona ancora di più nel silenzio, così come la luce rifulge ancora di più nel buio più cupo.
Su un altopiano etiopico dove non giungono i pulviscoli luminescenti delle metropoli puoi contemplare veramente la meraviglia del cielo stellato e può anche accadere che nel grande silenzio della savana ti giunga il verso di un uccello che canta ad un chilometro di distanza.

Abbas nullius

06 marzo 2008

Analisi di un enunciato.L’arco è la somma di due debolezze.


L’arco è la somma di due debolezze (Leonardo da Vinci). Come dire: due debolezze fanno una forza. Strabiliante affermazione, espressa in linguaggio figurato, traducibile in linguaggio astratto, che trova applicazione e verifica, in molteplici campi.
Prima di tutto nella logica dove due termini si incontrano con un medio che funziona
come chiave di volta dell’arco. Prendiamo in esame un sillogismo così articolato:
La lavagna è nera, La lavagna è una pietra.
Qualche pietra è nera.

Dove si vede che due proposizioni convergono insieme determinando la solidità di un'unica forza: la conclusione di un ragionamento.
Questo principio è traducibile in una norma che vale anche per l’istituto del matrimonio dove due esseri differenziati ma complementari si uniscono a formare una nuova unità. Le carenze dei due coniugi si compensano a vicenda. Niente è più precario di un semiarco; ma se due semiarchi si uniscono diventano una cosa molto forte.
In un team di ricerca il successo diventa più raggiungibile se le valenze dei diversi componenti risultano differenziate; anche qui vale il principio della compensazione reciproca.
Pensiamo alla nitroglicerina dove un elemento dotato di una impalpabile volatilità si unisce alla fluida consistenza della glicerina ( olio usato perfino in cosmesi ).
Ciò che esce che questa fusione è un esplosivo deflagrante ed il Nobel che la inventò non avrebbe mai pensato che una combinazione del genere trovasse un impiego perfino nella medicina.