31 gennaio 2012

La parabolla dei talenti due.

Con la parola  talento nel linguaggio corrente ha preso ormai  la prevalenza sul significato originario  quello estensivo. Quindi, più che disponibilità pecunaria, sta a significare: capacità,  attitudine,dote connaturale, anche estro, attitudine creativa, potere attrattivo e organizzativo:  significa ancora carisma, di cui dò una mia definizione del carisma UN DONO DATO ALL'INDIVIDUO A SERVIZIO DELLA COMUNITA'..                                                                                                                                           

23 gennaio 2012

La parabola dei talenti.

Un amico mi ha invitato a parlare della parabola dei talenti: Io lo farò, ma credo che un solo post non mi basterà per trattare l'argomento.
 Cos'è il talento? Non certamente una grossa moneta come alcuni pensano, ma più precisamente un'unità di misura di massa, corrispondente secondo i Babilonesi e i Sumeri al peso e al valore di oltre 36 kilogrammi d'argento: una massa che non sarebbe entrata in una borsa di cuoio, per la stessa ragione per cui un barile di vino non potrebbe essere contenuto in una brocca di creta o un ettaro di terra non potrebbe entrare in una balla di canapa.
Quel signore, prima di partire per un lungo viaggio, assegnò ai suoi servi una grossa disponibilità di denaro. Ma in misura diversa: ad uno assegnò cinque talenti, ad un altro, due; ad un terzo soltanto uno. Sempre una somma cospicua. Si allontanò  e si fece vivo soltanto dopo aver lasciato loro il tempo di farli fruttificare come lui avevo ingiunto. Eccome si fece vivo! Lodò e gratificò chi aveva raddoppiato il bene affidato; ma chiamò infingardo il terzo
che aveva sotterrato ciò che gli aveva consegnato. La fine di quell'uomo fu un carcere dove c'è pianto e stridore di denti.
Dal breve discorso evangelico, che io ho strinto ancora di più, ricaviamo quanto basta per fare una prima considerazione: Il Signore, dalle inesauribili riserve, consegna  a ciascuno di noi un bene e ci assegna un compito corrispondente alle capacità che abbiamo di farlo fruttare.  Attenzione! Nelle mani di chi lo riceve ogni talento diventa un terribile privilegio!

09 gennaio 2012

Una domanda precisa

"Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima? O  con che cosa l'uomo può barattare la propria anima?" Le parole, riportate da Marco, il più asciutto tra gli Evangelisti, non sono espresse in forma di asserzione, ma di domanda. Quando uno asserisce sembra dire: io la penso così; ma quando uno domanda sembra dire: ma tu, come la pensi? Allora comprendi, questo capisci, che non hai scampo: la freccia scoccata da remota distanza, partita da un arco misterioso di cui non avevi percepito nemmeno la presenza, ormai ti ha raggiunto, ti ha raggiunto non come un messaggio ostile, ma quasi come una dichiarazione d'amore. Rassicurante o inquietante, ti farà compagnia di giorno e farà incursione nei tuoi sogni la notte. E' una domanda precisa che chiede una risposta decisa. Che giova all'uomo..... se poi perde l'anima?
Questa stessa domanda fu rivolta da Ignazio di Lojola a Francesco Saverio quando i due s'incontrarono a Parigi. Entrambi erano venuti alla Universtà della Sorbona per studiare Teologia. Francesco, un giovane in cui la natura si era divertita a concentrare i doni più ambiti: giovinezza, bellezza, intelligenza e bontà, poteva sembrare
attrezzato per partire alla conquista del mondo. Ma cercò in sé una risposta, e in sè la trovò. Rinunciando ad essere un conquistatore, diventò un missionario. Dedicandosi esclusivamente alla cura delle anime, mise in sicurezza anche la sua.

26 dicembre 2011

Giustizia ed equità

L'invito a spianare la strada non riguarda solo la singola persona, ma tutta la comunità di cui ciascuno di noi fa parte. Credimi, se tu ti mettessi a leggere il forte messaggio di Isaia che giunge fino noi, ti accorgeresti quante volte la parola di Dio insiste nel raccomandare la giustizia. Si ricava da una attenta lettura che la Nuova Notizia è anche Bella Notizia  perché è diretta ai poveri, a tutti coloro che sono privi, (privi o privati) dei beni essenziali che fanno parte della nativa dignità dell'essere unano. 
Giustizia ed equità. L'equità, che significa uguaglianza, è il perfezionamento della giustizia, ed è proprio ciò che si raggiunge in un sano ordinamento civile quando i dislivelli sociali vengono spianati. 
Ora anche nel nostro Paese ciò che questa parola significa è conclamato nelle due  Camere del Parlamento, è invocato nelle piazze, riecheggia dove due o tre persone si trovino insieme a parlare del tempo che fa, E' capace, questa parola, di suscitare discussioni, dibattiti e perfino tumulti, Ma anche speranze....
Potrà la Tecnica sanare i guai che la Politica ha portato fino a noi?
E' proprio questo che oggi ci domandiamo; ma il Mercato delle Borse non ci dà una "buona notizia".... Mi viene da pensare che, oltre alla Tecnica, ci vorrebbe un po' di Logica: questa fa proprio difetto anche jn quelli che comandano. Ed anche la Logica non basterebbe,se in ciascuno di noi non scaturisse, non dico un progetto,  ma almeno un proposito di spartirci i beni (anche quelli dello spirito) che Dio ci ha consegnati. Ma il discorso diventerebbe troppo lungo e allora è meglio troncare qui.

18 dicembre 2011

Ogni monte...

Tu mi domandi che cosa significa: ogni monte si abbassi, ogni valle si colmi, ogni sentiero contorto si raddrizzi? Ed io ti rispondo. Alla don Mannari, io ti rispondo: Poggio e buca fanno pari! Ed ancora: Un animo contorto dura più fatica ad arrivare a Dio. E ciò si applica sia alla sfera individuale, come a quella sociale.
Ecco cosa può accadere nella sfera individuale: La superbia, l'orgoglio, la vanità,  prominenze del nostro egoismo, ci impediscono di raggiungere Dio, proprio perchè fanno ostacolo alla nostra vista. In queste condizioni è l'uomo stesso che si nega alla visione del suo sole.
L'avvallamento è un altra cosa. E' lo sconforto, l'ansietà, la depressione: un'amara bassa marea. Dobbiamo tutti convincerci che anche questo costituisce un ostacolo serio nell' interminabile cammino verso la perfezione  cui ogni cristiano viene chiamato. Mi pare di ricordare che San Filippo Neri dicesse: Tristezza e malinconia fuori di casa mia! C'è tempo di recitare il "Miserere" e quello di cantare il "Magnificat", ma in entrambe le situazioni ci deve essere un sereno abbandono nell'abbraccio del Padre nostro che sta nei cieli. Allora non dobbiamo ergerci, ma neanche deprimerci.
Ora mi ricordo che il discorso vale anche nella sfera sociale, ma mi accorgo che non ho più spazio per  altri semini che bisogna mettere radi altrimenti non sorte nulla! Al duemiladodici!

11 dicembre 2011

Preparate le vie del Signore!

Voce che grida nel deserto è anche voce che grida nel silenzio. Proviene da irrangiungibili  solitudini, da insondabili silenzi dove anche un sussurro, un bisbiglio e perfino un sospiro potrebbero essere percepiti dall'orecchio umano. Ora il grido di Isaia, raccolto da Giovanni Battista, si ripercuote fino a noi trapassando la gabbia dei meridiani e dei paralleli, superando tutte le tappe temporali: ecco ora lo sentiamo nella nostra regione lo ascoltiamo nella nostra stagione. Ma cosa dice questo grido? Preparate le vie del Signore!
Quando la guerra distruggitrice passò per le nostre contrade, lasciò cumuli di macerie intorno a noi,  strade ostruite, ponti distrutti, sentieri disseminati di mine; prima ancora di ricostruire abitazioni, scuole e luoghi di culto, tutti quanti ci demmo da fare per riassettare le strade, per riedificare i ponti, per bonificare i terreni minati: Tutti avevamo compreso che le vie che attraversano la nostra terra sono vene e arterie dove scorre il flusso della vita. Appunto, senza vene e senza arterie si muore. Le vie dell'uomo furono preparate e ritornarono a funzionare ancora prima di quanto avremmo potuto sperare. Missione compiuta?
Ma la voce del profeta insiste ancora: Preparate le vie del Signore! Come possiamo seguire questo monito se non sappiamo come partire e dove possiamo arrivare se non sappiamo neppure come partire?
Un bambino aveva quasi approntato un presepio nel sottoscala. Con le sue manine ha scostato un po' i cespi della borraccina, poi ha preso una manciata di farina zero-zero e l'ha sparsa nel sentiero. Ha risposto così alla domanda che era solo nel mio sguardo: "Così ho fatto la strada... Sennò, come fanno i pastori e i magi ad arrivare alla capanna?" E qui, per ora, mi fermo...

05 dicembre 2011

Una prabola ancora nuova

Chi ha letto la precedente riflessone sulla parabole del buon samaritano ha capito che ognuno di noi può ritrovarsi nel ruolo dei diversi personaggi. Come se il calco vuoto lasciato dalle diverse figure  dovesse essere riempito da qualcuno di noi. Tu chi sei in questa parabola? Il pirata della strada che dopo aver investito un passante lo lascia dissanguato sulla strada. O l'uomo di chiesa, rispettoso del precetto festivo,  che giudica conveniente passare oltre, pensando che  tocca ad altri prestare soccorso. Quando si tratta di identificarsi con qualcuno di questi personaggi, tutti, ma proprio tutti, ci chiamiamo fuori. A cominciare dal prete che quando si trova a commentare la parabola, si affretta a precisare: " Badate bene: si tratta di un sacerdote della vecchia legge [Io, con lui, non ho niente da spartire!].
Ma è proprio così che succede! Qualche tempo fa in America si fece una specie di esperimento. Sui bordi della strata fu simulato un grave incidente. La maggor parte degli automobilisti, alla visione di quella figura sanguinante, passarono oltre; quando finalmente qualcuno si fermò e la polizia stradale accorse e lampeggiarono le luci di allarme tutti volevano fermarsi per vedere e per poter raccontare cosa era veramente successo. In America, o anche in Italia? Ecco c'è uno che viaggia con la sua compagna. Lei dice "Rallenta! A giudicare da come è ridotta quella macchina si tratta di un incidente grave! Queste cose non dovrebbero succedere! Ora vorresti anche fermarti? Non ci conviene! La Polizia ci potrebbe considerare i primi indiziati...". 
Fortunatamente esistono ancora dei Samaritani... Loro non guardano il loro tornaconto e rischiano al posto nostro. Quante volte è successo che un operaio è finito in una cisterna satura di gas letali! Uno dopo l'altro i suoi compagni di lavoro si sono calati giù per soccorrerlo. Invano! E così hanno condiviso una stessa fine. Forse era gente che non rispettava il precetto festivo.... non è escluso che durante un duro lavoro siano usciti in qualche bestemmia; ma lo hanno fatto!
E Cristo avrebbe sigillato questa nuova parabola con le antiche parole: Vai, e fai anche tu altrettanto!

Don Luciano Marrucci

25 novembre 2011

La forza delle parabole

La parabola è un tipo d'insegnamento introdotto proprio da Gesù. E' un fatto inventato ma verosimile; non è la cronaca di  un avvenimento che deve rispondere alle famose domande: 'Chi', 'Dove', 'Quando','Come' e 'Perché'. Qui sta la forza pedagogica di un racconto su un fatto che non è successo ad un individuo di cui è precisato il nome, su un fatto che non è accaduto in un tempo o in un luogo determinato; tu stesso, poi diventi il 'Chi'; quel fatto, proprio perché è verosimile, può ritornare ad accadere, sia pure con modalità diverse, può verificarsi dentro o fuori dell'uscio di casa tua, dentro la piazza che frequenti, o nella campagna dove vai a passeggiare. E all'improvviso scopri di identificarti con l'anonimo personaggio dell'intero racconto, come se il nome mancante fosse proprio il tuo. Non hai scampo: sei proprio tu nella parabola dove invano cercavi il nome del suo personaggio...
Ora focalizziamo la nostra attenzione alla parabola del buon Samaritano. All'uomo che era partito da Gerusalemme per andare a Gerico accade d'incontrare la malvagità, l'indifferenza e la bontà. Ci fu chi gli tese un agguato, lo aggredì e lo spogliò di  tutto ciò che aveva. In qualche modo perfino del suo sangue che ora usciva dalle sue ferite. Per i suoi aggressori doveva morire. Ci fu chi passò oltre, temendo di sporcare la sacra veste. E poi era rischioso trattenersi in quel posto. Per loro poteva morire. Ci fu finalmente uno che si fermò a soccorrerlo.
Curò quello che era stato ferito, soccorse quello che era stato trascurato. Costui era un Samaritano! Dunque uno che era considerato nemico giurato dei Giudei. Un Samartano! Non vi viene in mente di quel Senegalese che in quel fatto di cronaca di qualche anno fa, fu l'unico a mettere a repentaglio la propria vita per sottrarre ad una turpe aggressione quella  povera ragazza? A volte l'aiuto ti viene proprio da chi non te l'aspetti.
Mi basta per ora  deporre questo semino di senape, ma scopro che devo ritornare sul commento di questa
stupenda  parabola...