Visualizzazione post con etichetta corazzano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corazzano. Mostra tutti i post

30 settembre 2008

Sera d'autunno.

Sera per dire il declinare del sole verso l'orizzonte; autunno per dire il volgere di una stagione verso il suo termine. Da oggi, per espressa rinuncia, non sono più parroco
di Moriolo, non sono più vicario economo di Corazzano e di Marzana; da oggi, per espressa richiesta, ho un successore che ci è stato donato dal Vescovo F. T.. Un giovane e stimabile prete, don F.R. prenderà il mio posto. Abbiamo stabilito un'intesa: Io, abbas nullius, rimarrò ancora qua, avendo al tempo stesso dichiarata la mia disponibiltà per un concorde e limitato servizio in seno all'unità pastorale della Valdegola. Alla fine di questa lunga giornata scopro quasi con sorpresa di non provare
rimpianto alcuno. Niente che assomigli a malinconia. Stasera il tramonto era
splendido ed ora le stelle rendono più fulgida la notte.

19 settembre 2008

Lezione di catechismo 2.

A questo punto ho invitato i ragazzi a mandare un compagno qualunque che si prestasse come esempio di «meraviglia». Tanto per stare nell'ambito del caso, hanno fatto la conta.
L’alunno cui è toccato in sorte di portarsi in mezzo all'aula è diventato tema di una elementare e divertente lezione di anatomia. Si è parlato degli occhi e della vista, degli orecchi e dell'udito, della bocca e della parola. Altro che un ramoscello di cedro!
I ragazzi osservavano il loro compagno come se lo vedessero la prima volta. Poi li ho invitati a portare qualcosa che avesse un po' di meraviglia...
Potevano anche scrivere o anche parlare di meraviglie che ci circondano, perché la lezione successiva dovevano costruirla loro.
Questa lezione è stata tenuta l'anno 1986 nell' edificio della scuola di Corazzano attualmente sede del Teatro "Quaranthana" .

08 settembre 2008

La firma di Dio.


§ Il colaphon di Dio. Questo fu il tema di una lezione di catechismo ai miei ragazzi di Corazzano.
Colaphon è una parola difficile che significa una cosa molto facile: E’ un ghirigoro che completava una firma nei manoscritti antichi. A forma triangolare, partiva dall’ultima lettera della firma e finiva in un punto in basso dove aveva deciso lui, lo scrivente, come per dire: questa firma è proprio la mia.
Un giorno, scendendo i gradoni della nostra antica Pieve, ho visto questo coso sulla parete avoriata che si trova, dalla parte del vangelo, o come si dice noi preti,in cornu evangeli. Mi accorsi che era un piccolo scorpione. Mi avvicinai per osservarlo meglio. Lui era fermo,, perché questi animali simulano la morte proprio per scansarla. Nel piccolo, mostrava una bellezza superba. Più che nero era bruno,come certi inchiostri. Le placche della corazza alle giunture avevano i lucori rossastri che hanno le aragoste. Immaginai che immobilizzato dalla paura, lui mi guardasse. Pareva proprio un colaphon,come se fosse la firma di qualcuno.

Come se qualcuno dicesse: questa Pieve che tu vedi è mia. Mi appartiene. A me sembrò la firma di Dio.
Riflettei che forse avrebbe potuto impaurire qualche donnina se lo avesse visto e se avesse punto un bambino gli avrebbe procurato un bel febbrone. Ma che diritto avevo di schiacciarlo? Di certo discendeva da una dinastia di scorpioni che da chissà quanto tempo avevano preso alloggio in questa chiesa. Dunque c’era prima di me. Lasciandolo avrei voluto dirgli di salire più in alto, verso le capriate.
Ed ora mi domando: ho fatto bene o ho fatto male a non soppromerlo? Lo domando anche a voi
La risposta che ebbi da quei ragazzi fu per me imprevedibile: risposero con un applauso. Che mi commosse.