07 maggio 2012

Catechismo con le cose VIII

La merenda dei poveri

Non saprei dare torto a qualcuno che non giudicasse ortodossa quella mia lezione di catechismo in cui dopo una brevissima preghiera i miei ragazzi hanno impiegato tutto il tempo per preparare e per consumare una merenda. L'avevo preannunciato la volta precedente: La prossima volta si farà una merenda a pane, olio di frantoio e sale; pomodoro grinzoso di San Miniato a chi garba!".
Quando sono arrivati, tutti se lo ricordavano e vedendo la tavola al pulito, qualcuno mi ha guardato: "E allora?"
"Allora bisogna apparecchiare! Ecco la tovaglia, i bicchieri di vetro e i piattini. Forza piglia il pane! Chi l'affetta? State attenti a non tagliarvi, mi raccomando!" C'è l'ampolla dell'olio bono ed i pomodori; sale e acqua naturale. C'era chi tagliava, chi condiva e chi strusciava il pomodoro sulle fette. Ad un certo punto mi sono accorto che avevano preparato tre mezze fette anche per me.
Al momento che sono rientrato con la bottiglia del vino, loro me l'hanno chiesto. Hanno avuto questo coraggio. E' successo che abbiamo finito il pane. Ho dovuto chiederlo ad una famiglia vicina.
Io ho detto che quella merenda era quella che si mangiava nelle famiglie povere.
Loro l'hanno apprezzata come una merenda di lusso rispetto a certe merendine incartate. Ma si può incartare l'amore? C'era una gioia diffusa, una vibrazione d'affetto tra tutti noi.
Penso (parlo per esperienza) che mezzo secolo di una vita non basterà a cancellare nella memoria di un bambino un piccolo evento come questo. Eppure è bastato un po' di pane, un po' del nostro olio, un pizzico di sale e un goccio di vino.

30 aprile 2012

Semi di senape - Catechismo con le cose VII

Ragazzi a dottrina

Vedere questi bambini che vengono "alla dottrina" come ad una festa mi conforta e mi conferma sulla validità del metodo che abbiamo scelto. Ce ne accorgiamo già da dell'impeto con cui bussano alla porta, da come premono sul pulsante del campanello, agitando anche la campana esterna e picchiando con i battenti alla porta. La Canonica, la vedono come una fortezza da espugnare. Me, come un castellano da sequestrare. C'è almeno un momento in cui, lasciati alle spalle i loro i genitori, non vedono, non considerano altro che questo prete che ha deciso di restare qui, abate di un'abbazia che non c'è. Mi viene da pensare a quei vivaci passerotti a cui sbriciolo la midolla del mio pane e a quei pesciolini della vasca che vengono verso di me, o, diciamo, verso il barattolo del mangime. Mi garbano da come prendono posto intorno al grande tavolo; hanno capito di non trovarsi a scuola, ma in una casa dove convitati molto speciali trovano una mensa riservata proprio a loro.

13 aprile 2012

Semi di senape - Il Colophon di Dio

Questo fu il tema di una lezione di catechismo ai miei ragazzi di Corazzano.
Colophon è una parola difficile che significa una cosa molto facile: E’ un ghirigoro che completava una firma nei manoscritti antichi. A forma triangolare, partiva dall’ultima lettera della firma e finiva in un punto in basso dove aveva deciso lui, lo scrivente, come per dire: questa firma è proprio la mia.
Un giorno, scendendo i gradoni della nostra antica Pieve, ho visto questo coso sulla parete avoriata che si trova dalla parte del vangelo, o come si dice noi preti, in cornu evangeli. Mi accorsi che era un piccolo scorpione. Mi avvicinai per osservarlo meglio. Lui era fermo, perché questi animali simulano la morte proprio per scansarla. Nel suo piccolo, mostrava una bellezza superba. Più che nero, era bruno come certi inchiostri. Le placche della corazza alle giunture avevano i lucori rossastri che hanno i gamberetti. Immaginai che, immobilizzato dalla paura, lui mi guardasse. Pareva proprio un colophon quel trangolino scuro, come se fosse la firma di qualcuno.
Come se qualcuno dicesse: questa Pieve che tu vedi è mia. Mi appartiene. Quello scorpione a me sembrò la firma di Dio.
Riflettei che forse avrebbe potuto impaurire qualche donnina se lo avesse visto e, se avesse punto un bambino, gli avrebbe procurato un bel febbrone. Ma che diritto avevo di schiacciarlo? Di certo discendeva da una dinastia di scorpioni che da chissà quanto tempo avevano preso alloggio in questa Pieve. Dunque c’era prima di me. Lasciandolo avrei voluto dirgli di salire più in alto, verso le capriate.
Ed ora mi domando: ho fatto bene o ho fatto male a non sopprimerlo? Lo domando anche a voi…Ho fatto bene o ho fatto male?
La risposta che ebbi da quei ragazzi fu per me imprevedibile: risposero con un applauso. Che mi commosse.

30 marzo 2012

Catechismo con le cose.VI.

Distribuzione del pane di Sant'Antonio
"Mi piace consegnare con le mie mani e nelle vostre mani questo pane benedetto in onore di San'Antonio Abate. Altre volte vi ho parlato di come è nata una bella tradizione che ha portato nelle nostre chiese questo buon odore del forno. Sono contento perché oggi mi sento veramente il capo della  mia famiglia che siete voi. Nell'assolvere questo compito mi pare di rispondere a ciò che tutti insieme abbiamo chiesto a Nostro Signore quando abbiamo detto: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Mi sbaglierò, ma oggi mi sento  più importante per tutti voi proprio per il servizio di dare ciò che vi è dovuto come miei  familiari. Questa ricorrenza viene ogni anno per ricordarci almeno in questo giorno che chi mangia dello stesso pane appartiene ad una stessa famiglia." 


Rito della imposizione delle Ceneri
"Ieri volteggiavano nell'aria segmenti di girandole; quel venticello invernale sollevava piccoli turbini di coriandoli variopinti; stamani quelle cose, ammucchiate nei margini dei marciapiedi ci sono sembrate spazzatura. E' vero o non è vero?"
Oggi, Venerdì delle Ceneri, la Chiesa, nell'invitarci ad una riflessone più profonda ed ad una considerazione più alta ci propone l'austero rito delle cenere sulla fronte di ciascuno di noi: "Ricordati,uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai. Un monito che vale per l'uomo e per la donna; per il vecchio e per il giovane; se si presenta un bambino od una bambina, fateci caso, il gesto non muta e le parole non cambiano". Ma il celebrante è ugualmente consapevole di non recitare una condanna cui tutti siamo soggetti. Egli vorrebbe farvi capire che in fondo la cenere è anche il segno di un fuoco che c'è stato. Se la nostra vita sarà bruciata dal'impegno di ricevere e di trasmettere la fiamma della fede, della speranza e della carità, allora ciò che resterà del nostro corpo non sarà mai spazzatura.
Sottoponendosi allo stesso rito, il Papa ed il Vescovo china anche lui la testa di fronte al decano che gli sta accanto. Una volta mi sono rivolto al più piccolo ministrante che mi stava vicino e gli ho chiesto di farlo anche su di me. Ho dovuto inchinarmi parecchio per portarmi alla sua altezza; lui, a ripetere le stesse parole non ce l'ha fatta, ma quel gesto, che esprime amorevole premura, era proprio quello.

19 marzo 2012

Equinozio di primavera

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Equinozio, solstizio, quattro tempora.Tre parole che ricorrono nel calendario ad indicare fasi o periodi correlate al ciclo solare.
Cominciamo coll'Equinozio. Che significa? Uno prova a troncare a troncare in due la parola: "Equi"-Nozio" E' allora portato a collegare la seconda parola a "nozze"; e, poichè "equi" insinua l'dea di una giusta ripartizione di qualcosa, uno potrebbe domandarsi: Che sia una specie di matrimonio con regime di comunione di beni?
Ma tutti capicono che non può essere così. Ora proviamo ad assicurare un significato ad equo (dal latino aequus, che significa uguale), e alla seconda parte della parola che proviene dal latino nox, che significa notte.
Ci siamo! Equinozio è il giorno dell'anno in cui la giornata ha una durata uguale alla nottata; questo accade precisamente il 21 marzo (equinozio di primavera) ed il 21 Settembre (equinozio d'autunno).

Catechismo con le cose V

Le cose sono presenti nella Celebrazione Eucaristica, ma ancora nei Riti Sacramentali. Uniti alla parola e accompagnate col gesto, formano insieme il Segno che produce veramente quello che significa. Ciò è reso evidente nel Battesimo, il Sacramento in cui la Madre Chiesa, a somiglianza di quello che succede alla madre naturale prima di partorire, rompe le acque. L'acqua, che serve per lavare, per detergere, per dare lucentezza al corpo, era presente nella piccola vasca; il celebrante dopo aver aver invocato su di essa la benedizione di Dio, ne raccoglie quanto può essere contenuta in una bella conchiglia... Poi chiama per nome la creatura che gli sta davanti... Notate: la chiama per nome e nei nomi delle tre persone la battezza. "Andrea, io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo". E mentre lo dice lo fa: versa l'acqua che ora scorre portando un brivido vivificante sulla fronte di Andrea. Ciò che riceve lo inserisce davvero nella sfera trinitaria, lo rende membro della stessa famiglia cui tutti noi battezzati apparteniamo; puoi dire familiare, fratello, figlio; infatti la lettera iniziale è proprio la stessa.
Anche nei riti minori inseriti nella celebrazione battesimale parlano le cose. C'è l'Olio dei Catecumeni e quello del Sacro Crisma; c'è la veste bianca, segno della grazia abituale (da "abitus"); c'è la candela accesa. Come per dire: "Non mi limito a parlarti della luce ma te la consegno concretamente". E quando il celebrante invita la creatura ad aprirsi all'ascolto della parola di Dio e proferire agli altri ciò che ha ascoltato lo fa toccando le sue orecchie e le sue labbra; anche qui la parola esprime la cosa e la cosa illustra la parola.

04 marzo 2012

Catechismo con le cose IV

Catechesi con le cose: questo tema è come una pasta che mi sta lievitando nelle mani... Pensavo che con tre o quattro puntate avrei chiuso l'argomento... e questa previsione, io l'avevo trasmessa anche al Direttore di questo Settimanale; ma è accaduto,questo è accaduto, che da autore, io sia diventato ascoltatore di quanto avevo detto. Anch'io ho mediato sulle mie parole. Ora, divenuto lettore di me stesso, non saprei più definire la fine di un discorso incominciato; come se la piccola manciata di semi destinata  ad altri da me avesse inaspettatamente germinato anche in me. 
Parliamo della Messa che si colloca  al centro della Liturgia, la mistica sfera dove è possibile avvertire le pulsioni vitali del Corpo Mistico. L'altare non è un sarcofago e neppure un'ara pagana dove viene consumato un sacrificio cruento, è una mensa. Essa è  coperta da  tovaglie che sono di canapa, di lino e di cotone (materiali come
seta e lana non devono stare sull'altare, io penso perchè sono di origine animale).
 Allora abbiamo di fronte una tavola apparecchiata e noi ci sentiamo  invitati ad un sacro convivio. Che l'Eucarestia è anche unione del cielo con la terra, oltre che unione tra umanità e la Divinità e unione degli uomini tra loro, viene mirabilmente significato dal pane e dal vino, frutti della terra e del lavoro dell'uomo . Comprendiamo allora che nell'offerta che la comunità fa al suo Signore non c'è il grano, ma il pane, non c'è l'uva, ma il vino. Salgono sull'altare di Dio anche la fatica dell'uomo, il suo sudore, perfino le sue lacrime, che Aristotele definì il sangue dell'anima.

27 febbraio 2012

Catechismo con le cose III

Mi sono proposto di rispondere ad una domanda che non mi è stata fatta, ma che è facilmente immaginabile... Ed è questa: "D'accordo, il Signore ci ha insegnato... ad insegnare con le cose; ma la Chiesa custode e interprete del Suo magistero, applica davvero la didattica da Colui che si è definito solo ed unico Maestro? Rispondo con un sincero e convinto sì".
Qual'è l'ambito dove la Chiesa (a questo punto dovrei dire, la Maestra) svolge la sua missione pedagogica se non la Liturgia? E' in questo epistema di riti elementari e di riti sacramentali che il catecumeno e il fedele  sono avvicinati ed educati a raggiungere le realtà celesti a partire da quelle terrene. Il rito elementare è unione del gesto con la parola; il rito sacramentale è unione del gesto con la parola e con una realtà materiale. Parola, gesto e cosa formano il segno sacramentale.
Pensiamo ora a quante volte nell'esercizio della Liturgia il fedele e il celebrante ricorrono ad una realtà concreta. Appena il semplice cristiano entra in chiesa si porta verso l'acquasantiera, intinge le dita nell'acqua, fa il segno della croce e dice: Nel nome del Padre... Ecco, lui ha compiuto un rito. Il celebrante, che indossa paramenti appropriati, esce dalla sacrestia.... Il ministrante fa squillare la campanella che basta a destare l'attenzione di tutta l'assemblea.... Ora genuflette, fa anche un inchino... Apre il messale... Dispone il nastro colorato sulla pagina stabilita.... Gesti rituali che si avvalgono di cose che tutti possono vedere; e la Messa
non è ancora incominciata! Al centro c'è un calice che verrà innalzato, una pisside che verrà scoperchiata; sono visibili le ampolle; le lampade mostrano luci fiammeggianti; e la Messa non è ancora incominciata!

20 febbraio 2012

Catechismo con le cose II

Vorrei si capisse che è proprio Gesù maestro della Catechesi; Lui si è sempre avvalso delle realtà terrene per portarci alla considerazione di quelle celesti. Il Maestro si avvale di ciò che è possibile vedere e toccare in quel momento, in quel luogo in cui parlava. Quando ci dà un'idea della potenza della fede capace di spostare una pianta, non dice "un albero", ma "quest'albero"; segno che l'albero era proprio lì e poteva essere visto da tutti. Forse in quel momento Lui lo stava toccando e così lo indicava agli ascoltatori; gli ascoltatori diventavano allora anche spettatori. Quando sfidò gli accusatori a lanciare la prima pietra, loro, la pietra, ce l'avevano veramente in mano. Quando disse: "Mostratemi" una moneta, i farisei trassero dalla saccoccia la cosa che riportava l'effigie di  Cesare. Una volta mise addirittura un fanciullo di fronte ai discepoli perché imparassero a diventare semplici come quell'innocente creatura.
Quindi non soltanto cose, ma addirittura creature viventi; e ci fu un giorno in cui presentò se stesso nella concretezza di uomo risorto per richiamare un amico alla considerazione di ciò che era accaduto proprio a Lui: "Metti le mani sulla ferita del mio costato e le tue dita nelle fessure dei chodi" Di cima fino in fondo, il Vangelo è tutto un discorso incentrato su realtà percepibili dai nostri sensi. Ciò a differenza di quanto è per lo più presentato dai nostri testi catechistici.

13 febbraio 2012

Catechismo con le cose I

'Si può fare catechesi con le cose? Ora preciso la domanda: E' cosa buona, degna e salutare che il catechista si decida, a testo chiuso, (troppo spesso farraginoso, impraticabile e pieno, troppo pieno, di materiale espanso) di aprire il libro della natura? Io rispondo che è un'esperienza che il catechista dovrebbe  fare.  E' Gesù che ci ha insegnato il modo di fare dottrina. Cacciato dalla sinagoga di Cafarnao e deposto il rotolo di papiro nel suo cesto, uscì all'aperto; nei i suoi discorsi c'erano 
 parole in cui tutti riscoprivano le realtà che li circondavano, quelle stesse che in quel momento erano esposte alla loro esperienza: Pietre,;piante, animali, personaggi. Fateci caso: si parla di sassi, di perle di rocce, di case; ed ancora di pesci, di pecore, di lupi ci cammelli e di asini; ancora di più di pastori, di agricoltori, di pubblicani  di meretrici, di discepoli, di bambini e dei loro angeli.
Ed ora fo' un esempio. Il Maestro fa un invito come se dicesse: Volete gli occhi in alto. Guardate gli uccelli dell'aria.. essi non mietono e non mettono da parte. E' il Padre celeste che li nutre. Ora rivolgete lo sguardo in basso.... osservate la veste di cui sono dotati i gigli di campo; neppure Salomone poteva indossarne una più bella. Quanto basta per riconoscere che la bontà e la bellezza vengono da Dio. Di più: qui c'è un lampo improvviso sul mistero della sua stessa Essenza: Infatti in Dio noi possiamo considerare: l'esistenza. l'intelletto e l'amore, che si manifestano nella bellezza e nella bontà.